Sepang e il futuro della MotoGP

di Edoardo Licciardello

Sepang e il futuro della MotoGP

Mercoledì, oltre alle prove in pista, a Sepang è stato anche il giorno delle esternazioni da parte di Dorna - per bocca, ovviamente, di Carmelo Ezpeleta - in merito al futuro della MotoGP. Parola d'ordine: contenimento dei costi, riempimento della griglia attorno al valore di 20 moto che, vicino all'attuale, sembra essere quello desiderato dai poteri forti - leggasi, Dorna stessa. Ognuno, fra i siti internet dotati di corrispondente in loco, ha dato la sua interpretazione, più o meno viziata dall'odio dell'autore verso la formula CRT.

Che piace poco a tutti - a parte forse i telaisti e Aprilia - ma che, citando Lorenzo e Rossi, è un male necessario in un mondo ben lungi dalla perfezione.


TRATTENERE LE CASE
Quello che conta è il futuro: il vero problema è riuscire a legare le mani alle case senza andare ad intaccare il loro interesse nel restare (o tornare, si parla di una Suzuki rientrante con una 1000 attualmente in pista con il collaudatore ufficiale Aoki) in MotoGP. Il che significa che di centralina unica non se ne parla nemmeno - e i motivi per cui le case vedono la soluzione come il fumo negli occhi ve l'abbiamo spiegato qui - e che si sta puntando ad avere un limite di prezzo per i mezzi disponibili ai team privati. Il ventilato - e più volte riportato - limite di un milione di euro potrebbe essere quello che mette d'accordo tutti: a quel prezzo, le squadre private potrebbero scegliere fra una MotoGP satellite (potenzialmente una ufficiale dell'anno precedente, magari privata di alcune delle componenti più raffinate, come per anni si è fatto in Superbike) o una CRT. La prima in leasing, la seconda di proprietà. Se le CRT dovessero essere competitive quanto i prototipi privati, non è chiaro chi sarebbe tanto scemo da scegliere il leasing, ma vedremo.

LIMITI ALLA TECNOLOGIA: NON FUNZIONANO
Si parla anche (Crash.net, che riporta alcuni virgolettati molto interessanti - se conoscete l'inglese, vi invitiamo a leggere...) di un tetto di spesa per le case attraverso limitazioni in merito ai materiali pregiati e alla tecnologia utilizzabile. Una delle più grandi vaccate che si possano dire e proporre, e scusate il francesismo. Le MotoGP hanno già un peso minimo di quasi 50kg superiore a quello che avevano le 500 di fine anni 80, addirittura più elevato delle prime Superbike bicilindriche, ma non costano affatto meno. Perché aumentare i pesi minimi significa concedere il destro alle case per imbottirle di altre componenti, invece di levarne. Quello che c'è costa, quello che non c'è no.

Non venitemi a dire che basta vietare le soluzioni più avanzate: vogliamo parlare delle sospensioni elettroniche Yamaha SBK o del cambio seamless Honda MotoGP? E' impossibile limitare il pensiero laterale dei tecnici, tutt'al più si può vietare una tecnologia che appare in risposta ad una norma che ne limita un altra. Ma intanto la tecnologia è apparsa, è costata (in termini di sviluppo ed implementazione) alla casa, e vietarla significa solo vanificare tutto quello che quella casa ha speso per svilupparla. Doppio danno: si spende e non si può poi usare la tecnologia trovata, se non per avere un vantaggio che dura una sola stagione. Se ne avvantaggiano i ricchi, gli altri la pigliano in meloria. Non va bene. Stesso discorso per il limite di due moto ufficiali e due private proposto per il 2014: non fa che impedire alle case di effettuare economie di scala distribuendo su più mezzi quanto imparato l'anno precedente. Il vero punto di svolta sarebbe obbligare le case a vendere le moto invece che darle in leasing, ma costi e possibilità di furti tecnologici sarebbero troppo elevati per poter pensare di farlo davvero.

VIA IL MULETTO. FELICI I MECCANICI...
Altra idea, sicuramente efficace, è quella di eliminare il muletto per tutti. Sicuramente efficace per i team privati, però, un filo meno per i team ufficiali, dove le spese maggiori non sono certo per avere una seconda moto, quanto invece per lo sviluppo delle suddette moto. Averne una in meno fa risparmiare, ma non tanto come si crede. Considerando poi che è impossibile vietare ad un team di portarsi quanti ricambi gli pare, ma che al massimo si può vincolare il massimo di componenti pre-assemblate, tenete presente che tutti avranno una seconda moto nel bilico, semplicemente smontata fra gruppo avantreno, telaio, sovrastrutture, retrotreno, eccetera, da assemblare in fretta e furia in caso di disastrosa caduta nel warm-up o prima delle qualifiche. Succede già in Superbike e Supersport dove la regola è in vigore, succederà in MotoGP. Gli unici a sacramentare saranno i meccanici, che invece di avere una moto pronta quando il De Puniet di turno disintegra il mezzo nei primi cinque minuti di qualifiche, ne dovranno montare una a tempo di record.

UNA MOTO, UNA GARA. ANZI DUE.
Inoltre, una soluzione del genere mal si concilia con la regola del flag-to-flag, ovvero l'idea che la gara non venga mai interrotta. Il problema sarebbe relativo: ricordo benissimo quando le gare venivano interrotte per pioggia (anche due volte, incuranti del regolamento, vedasi GP del Belgio 1989) e finivano per somma di tempi, ma anche il periodo in cui la classifica della prima frazione non faceva che determinare l'ordine di partenza della seconda a distacchi azzerati, soluzione che dava origine a spettacolari gare-lampo (o gare-lotteria, a seconda di come la si voleva vedere) lunghe si e no cinque giri dove i piloti che avevano nulla da perdere e tutto da guadagnare - qualcuno ricorda Xaus e Fabrizio al Mugello? - facevano numeri da circo equestre, e chi si giocava il mondiale doveva avere occhi anche dietro la testa.

Il vero problema è un altro. Le interruzioni causano slittamenti dei tempi con conseguente incertezza nei palinsesti TV, e piaccia o meno, sono i diritti televisivi a tenere in piedi l'intera baracca. Ecco perché si è deciso per il flag-to-flag, ecco perché una sola moto sarebbe una rogna non indifferente. Ho già il sospetto che qualcuno, visto che la tecnologia attuale consente di cambiare al volo le pinze grazie agli sganci rapidi dei raccordi freno, si immagini soste ai box in stile endurance con cambio gomme, dischi, pinze e una regolata all'assetto come Dio vuole per poi rientrare in pista belli assettati da pioggia. 

IL FUTURO, JEREZ E IL NOSTRO MANZIANA
Attendo con ansia il prossimo meeting sul futuro della MotoGP il 23 marzo a Jerez, dove potrebbe esserci anche il nostro Manziana. Credo che le sue vignette faranno meno ridere di quello che uscirà dalla riunione. Ma già che siamo in argomento, vale la pena di spendere due parole proprio per il Manz, visto che nella sua modestia mi ha vietato di scrivere un articolo di complimenti per il lavoro svolto di recente nell'analisi tecnica dell'evoluzione Ducati. Il fatto è che i miei complimenti glie li faccio in privato tutti i giorni, ma sono quelli che contano meno. Sono orgoglioso, per parte di MotoCorse, di dirvi che oltre ai miei ha ricevuto quelli di Guido Meda (di cui indirettamente sapete già) e di diversi altri addetti ai lavori. Ma soprattutto, tramite Chris Jonnum (uno degli addetti stampa Ducati MotoGP), quelli di Filippo Preziosi. Scusate se è poco...

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Altri commenti

-ROY-

...che bella faccia da QU

^____^

Inserito: 02 febbraio 2012
Stedaidegas

Vai Manz spacca il culo a tutti!!

Inserito: 02 febbraio 2012
Racing_34

con le piattaforme on demand e lo streaming il problema della diretta è un falso problema: bisogna solo spingere affinchè dalla tradizionale tv con palinsesti obbligati si passi a canali tematici di qualità così come già avviene con sky on demand o lo stesso sito motogp.com

Inserito: 02 febbraio 2012
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Commento


Derapatamente vostro


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