Dorna acquisisce Infront. E poi?

Dorna acquisisce Infront. E poi?

Ormai la faccenda Infront – Dorna è di dominio pubblico. Le avvisaglie, partite dal Financial Times e da qualche altro sito specializzato, risalgono allo scorso Giugno, ma i dettagli dell'operazione, come un normale appassionato e, azzardo, un buon 90% degli addetti ai lavori, l’ho scoperto dal bell’articolo di Enrico Borghi su Motosprint. Che, per chi non l’avesse letto, racconta come Bridgepoint Capital, private equity (per noi ignorantoni, si tratta di fondi che investono in aziende in espansione per supportarle con l’obiettivo di quotarle in borsa, ricordate TPG con Ducati?) proprietaria di Dorna, stia concludendo un accordo che prevede l’acquisizione di Infront – immagino limitatamente alla divisione Motorsports, ovvero l’azienda dei fratelli Flammini, altrimenti altro che acquisizione, Infront è un colosso – con l’obiettivo di razionalizzare i due campionati.

Dorna, infatti, non fagociterebbe né ucciderebbe la Superbike, stando a quanto racconta Borghi.

Si limiterebbe – e non c’è motivo per non credergli, sia chiaro – ad una razionalizzazione che vedrebbe la SBK più vicina alla produzione, la MotoGP ai prototipi. Una soluzione che accontenterebbe tutti, soprattutto gli appassionati come il sottoscritto, che vista l’aria che tira temono per il futuro della Superbike. Perché al di là delle rassicuranti parole di Dorna e Bridgepoint, il periodo è di quelli neri, ma neri sul serio, e uno scenario con due campionati del mondo che competono per lo stesso pubblico, gli stessi soldi di sponsor e soprattutto case produttrici, sembra sempre più un lusso che difficilmente possiamo permetterci.


Facciamo un passo indietro. Avevo giusto l’età per la 125 quando il mondiale TT/F1 divenne Superbike. Ricordo come fosse ieri le aspettative per Ferrari, vincitore della categoria precedente sulla Bimota YB4, che poi finì invece messo in ombra da Tardozzi sulla “sua” YB4 e da Lucchinelli su quella 851 che segnò la nascita della Ducati come oggi la conosciamo. E poi l’arrivo di Merkel a mettere tutti d’accordo. Le splendide “homologation special”, le Honda RC30, Yamaha OW01, Suzuki GSX750RR con serbatoio Yoshimura Tornado, Kawasaki ZX-7RR, moto irripetibili che costavano cifre da capogiro, al cambio attuale ben più di una Desmosedici RR, possibili solo in un Giappone che ancora non aveva conosciuto la recessione degli anni 90. Le prime Ducati SP, la Bimota EI. Allora della derivazione di serie non fregava niente a nessuno, perché il motomondiale si correva con i due tempi, che con la serie non avevano più nulla a che spartire salvo le sempre più sparute repliche 250 e l’agonizzante (purtroppo…) Gamma 500.

E poi l’epoca d’oro, quella delle 916, RC45, RSV, VTR-SP, R7, dei Fogarty, Russell, Slight, Haga, Corser, Edwards (ah, già, questi corrono ancora…), Bayliss, Hodgson. Mondiali tiratissimi, in cui bastavano un paio di vittorie di manche per mettere le ali ai modelli in concessionaria, come ben sapevano i contabili delle case produttrici. E proprio qui sta il problema. Una volta quei modelli mitologici – o le controparti dedicate ai portafogli più umani, quelli senza “le due R” – si vendevano come noccioline. Oggi le supersportive languono, in tutto il mondo. Oggi, le grandi case giapponesi fanno i numeri, e restano a galla, con le moto che si vendono sui mercati di Cina, India, Indonesia, Asia “povera”. Tutti mercati dove si vendono forse 100 CBR all’anno, ma in compenso le motoleggere da 50 a 150cc fanno numeri a sei cifre.

Come ormai sanno anche i più “casual” degli appassionati, la Superbike promuove la moto, la MotoGP promuove il marchio. La mia paura sta in poco posto: siamo davvero sicuri che le case siano ancora disposte ad investire, e gli importatori o i preparatori abbiano i soldi per farlo, in un campionato mondiale (con trasferte in cinque continenti, tutto chiaro, vero?) sempre più difficilmente giustificabile da un punto di vista della promozione, del marketing? Datemi retta. Fate gli scongiuri, tenete le mani sui gioielli di famiglia, pregate la divinità in cui credete. Perché chi compra ha sempre ragione. E non si capisce bene quale ragione possa avere, al momento e al di là delle dichiarazioni di circostanza, per promuovere un campionato che si regge su una nicchia di mercato in costante contrazione. Poche volte come ora ho sperato di sbagliarmi…

comments powered by Disqus

Altri commenti

asavantr

Non so cosa pensare....
Se la gestione Dorna della superbike rispetta quella del motomondiale, allora siamo veramente nei guai.
Andrea da Torino

Inserito: 24 agosto 2011
CASEYCIVINCEVA

io non sono un esperto in materia di "AFFARI" pero' penso che stiamo cercando scuse anche stavolta......e' vero che entrambi i campionati sono in crisi ma: la motogp e' una categoria dove corrono prototipi e utilizzare il motore derivato dalla serie per me non va' bene.....la superbike e' un campionato per moto derivate dalla serie e attenzione" NON DI SERIE" quindi secondo me qui e' la motogp che sta' uscendo dai suoi schemi e non la sbk......avvicinare di piu' la sbk alla serie significa distruggere la stock 1000. e non mi sembra giusto che per cattiva gestione della dorna ci debbano rimettere gli altri....

Inserito: 25 agosto 2011
Username
Password
Non sei registrato?
Registrati, è gratis!

Commento


Derapatamente vostro


Articoli più letti

Articoli precedenti su MotoCorse.com

MotoCorse e Pompone vi (ri)portano a Rijeka!

MotoCorse e Pompone vi (ri)portano a Rijeka!
in Giornate pista e corsi di guida

Test di durata Garelli Xò 150: 4.500 Km senza problemi

Test di durata Garelli Xò 150: 4.500 Km senza problemi
in Moto e mercato

GP Indianapolis, Brembo preview

GP Indianapolis, Brembo preview
in Motomondiale